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Pentole in alluminio
Le pentole in alluminio: uso e caratteristiche

Molto probabilmente, nella tua cucina ce ne sono già alcune: ecco un articolo che ti spiega le caratteristiche e gli aspetti salienti delle pentole in alluminio, così da usarle al meglio e farle durare a lungo

In acciaio inossidabile, in rame, in ferro, in ghisa, in vetro, in porcellana, in pietra ollare, in terracotta: sì, per realizzare padelle, pentole e casseruole si usano un sacco di materiali diversi. Quando si passa da una pentola all’altra, però, è bene sapere cosa la distingue dalle altre. Per questo motivo, in questo articolo ti spiegheremo nel dettaglio tutte le peculiarità, i vantaggi e i limiti delle pentole in alluminio. Così facendo, la prossima volta che userai un tegamino o una padella di questo materiale per cucinare, saprai come usarla nel modo più efficace.

Le caratteristiche delle pentole in alluminio
Alluminio crudo, antiaderente e anodizzato: le differenze
Come usare le pentole in alluminio

Le caratteristiche delle pentole in alluminio

Acquistare delle pentole in alluminio – magari un’intera batteria – significa portarsi a casa la migliore delle combinazioni possibili tra conduttività, resistenza meccanica e formatura, a un prezzo vantaggioso. Sì, perché – non va dimenticato – l’alluminio è molto presente in natura. La bauxite, il principale minerale da cui si ricava, è infatti il terzo elemento più diffuso sul nostro pianeta, subito dopo l’ossigeno e il silicio. Insomma, si tratta un materiale che costa relativamente poco.

Il principale vantaggio delle pentole in alluminio è la loro alta conducibilità, la quale è di circa 15 volte superiore rispetto a quella del pentolame in acciaio inossidabile. Questo significa che le padelle e i tegami in alluminio si riscaldano molto in fretta, con una distribuzione uniforme del calore sulla base e sulle pareti. In linea di massima, si può affermare che la qualità di questo pentolame cresce con il loro spessore. Tra gli altri pregi dell’alluminio c’è il fatto che si tratta di un materiale riciclabile e sicuro dal punto di vista igienico, nonché piuttosto resistente (se di spessore adeguato).

Resta da capire, ora, quali sono le differenze tra le pentole in alluminio crudo, antiaderente e anodizzato.

Alluminio crudo, antiaderente e anodizzato: le differenze

Le pentole in alluminio crudo e non anodizzato, come è noto, hanno il difetto di reagire in presenza di cibi acidi. Anche per questo motivo le pentole che si trovano sul mercato, come quelle del marchio Agnelli, sono nella maggior parte dei casi anodizzate o rivestite con del materiale antiaderente (o entrambe le cose).

L’alluminio anodizzato è il metallo che viene sottoposto a un particolare processo elettrochimico chiamato per l’appunto anodizzazione, attraverso il quale si forma uno strato esterno molto resistente di ossido di alluminio, il quale elimina ogni possibile reazione al contatto con il cibo: l’alluminio così trattato, di fatto, diventa ‘passivo’.

Le pentole in alluminio antiaderente, che hanno le medesime caratteristiche positive dell’alluminio crudo (il quale viene utilizzato tendenzialmente nelle cucine professionali e meno in quelle domestiche) possono essere anodizzate o meno. I rivestimenti possono essere effettuati con materiali diversi, spaziando dal Teflon alla ceramica, e semplificano di molto la cottura, evitando l’attaccamento dei cibi.

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Come usare le pentole in alluminio

In linea generale, le pentole in alluminio sono pensate per le cotture veloci, e non, invece, per quelle prolungate. Questo non significa però che queste padelle devono essere impiegate a fiamma alta o altissima: grazie alla grande conducibilità di questo materiale, non è mai necessario alzare eccessivamente il fuoco, il quale tra l’altro, se troppo alto, finisce per svilire il sapore della maggior parte degli alimenti. Per mantenere intatta la padella a lungo, si consiglia di evitare, per quanto possibile, di surriscaldarla vuota.

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